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Lagalpi

Vellutata di ceci estiva

La qualità e la genuinità degli ingredienti sono essenziali per creare piatti speciali. Investire in ingredienti freschi, locali, di stagione e biologici non solo migliora il sapore e l’aspetto dei piatti, ma contribuisce anche al benessere generale e alla sostenibilità ambientale. Ogni grande ricetta inizia con ingredienti eccezionali, noi a LAGALPI, attraverso una minuziosa et attenta selezione, vi proponiamo il meglio che il territorio alpino e prealpino ci offre! Per le calde giornate estive, eccovi un’esclusiva, fresca ed eccellente ricetta.

La zuppa di ceci estiva e fredda è un piatto leggero e nutriente, ideale per le giornate calde.  Ecco una ricetta semplice per prepararla:

Ingredienti:

Procedimento:

  1. Preparazione dei ceci: Mettere  i ceci secchi a bagno in acqua fredda per almeno 8 ore (o tutta la notte). Dopo l’ammollo, scolare e cuocere in abbondante acqua per circa 1 ora, o fino a quando sono teneri, aggiungendo all’ammollo 1 o due foglie di alloro.
  2. Preparazione delle verdure: Lavare e tagliare a cubetti il cetriolo dopo averlo pelato, i pomodori, e il peperone. Sbucciare e tritare finemente la cipolla rossa ed aggiungere la crema di aglio Nero.
  3. Mescolanza degli ingredienti: In una grande ciotola, unisci i ceci cotti, le verdure tagliate a cubetti, la cipolla e la crema di aglio nero. (Ricordate di togliere le foglie d’alloro usate nell’ammollo) ed in seguito passare al mixer fino ad ottenere un crema omogenea.
  4. Condimento: Versare il brodo vegetale freddo nella ciotola con gli altri ingredienti. Aggiungere il succo di limone e l’olio extravergine d’oliva. Mescolare bene il tutto e aggiustare di sale e pepe secondo il tuo gusto.
  5. Riposo: Copri la ciotola e lasciala riposare in frigorifero per almeno 2 ore, in modo che i sapori si amalgamino bene e la zuppa si raffreddi completamente.
  6. Servizio: Prima di servire, mescolare nuovamente la zuppa. Versare nelle ciotole individuali e guarnire con foglie di basilico fresco e qualche goccia di aceto balsamico all’albicocca con qualche cece cotto e intero.

Questa zuppa è perfetta da gustare come antipasto o piatto unico leggero nelle giornate estive.

Successo Garantito e Buon appetito dal team LAGALPI!

Il salva aperitivo: crostini di Gruyère con gelatina di Dolcetto

Avete presente quel momento in cui, pianificando un aperitivo per una serata tra amici, non avete altra idea se non preparare dei banalissimi tramezzini con il salmone? Ecco, noi abbiamo un’egregia soluzione: dei deliziosi crostini di Gruyère ricoperti di gelatina di vino rosso!

Facili e veloci da preparare, sono un tripudio di sapore e non mancano certo di originalità. Inoltre, se preparati con gli ingredienti giusti, rappresentano un aperitivo alpino perfetto, in barba ai gettonatissimi (e banali) stuzzichini a base di salmone e tonno.

Nel nostro shop trovate l’ingrediente principe di questa ricetta: la Gelatina di vino rosso dell’azienda Mariangela Prunotto, fatta a partire dal vino rosso Dolcetto, un vino dal sapore asciutto, gradevolmente amarognolo, di moderata acidità, di buon corpo e armonico. Insomma, in una parola perfetto per essere abbinato a un formaggio come il Gruyère.

Piccolo consiglio: scegliete un Gruyère non troppo stagionato, in modo che si scioglierà meglio e si amalgamerà alla perfezione con la gelatina.

Ingredienti per 4 persone

  • 200 g di Gruyère DOP
  • 1 filoncino di pane fresco alle noci
  • 1 vasetto di gelatina di vino rosso

Preparazione dei vostri crostini alla gelatina di vino rosso

Riducete il formaggio a scagliette. Affettate il pane e tostatelo brevemente nel forno caldo. Trasferite i crostini sul vassoio, cospargeteli con le scaglie di Gruyère, aggiungete su ciascuno un cucchiaino di gelatina di aceto di vino rosso e servite.

Una torta al cioccolato… per tutti!

È una ricetta semplice ma davvero sempre efficace quella che vi proponiamo oggi. Si tratta di una torta al cioccolato di quelle morbidissime, adatte per la colazione ma anche per una gustosa merenda, che piacciono tanto agli adulti quanto ai più piccini.

Ingrediente che fa la differenza in questo caso è la Farina di riso Artemide del nostro produttore Riso Buono. In grado di dare un sapore delicato inconfondibile, rende la nostra torta al cioccolato adatta a tutti, anche ai celiaci.

Prodotta a partire unicamente da riso prodotto nell’azienda di Riso Buono, la farina di riso Artemide non è solo buonissima, è anche decisamente più sana delle farine raffinate solitamente utilizzate per preparare questo genere di torte. 

Il procedimento utilizzato da Riso Buono, che utilizza una macinazione lenta delle rotture del riso integrale lavorato, consente infatti di conservare le caratteristiche e i valori nutrizionali del Riso Buono Artemide. La Farina di Riso Buono è un prodotto privo di glutine, di alta digeribilità, elevato valore nutritivo e contiene pochi grassi. Rispetto alla altre farine di riso quella di Riso Buono Artemide è particolarmente ricca di antiossidanti, vitamine e minerali.

Insomma, bella, buona e sana. Non resta che assaggiarla!

Ingredienti 
  • 200 grammi Farina di riso Artemide
  • 3 uova (medie)
  • 125 grammi Zucchero
  • 50 grammi Burro (a temperatura ambiente)
  • 100 ml Latte
  • 100 grammi Cioccolato fondente (+ 1 cucchiaio di olio di semi)
  • 50 grammi Cacao amaro in polvere
  • 1 bustina Lievito in polvere per dolci
  • 1 Pizzico Sale
  • Zucchero a velo (per spolverizzare)
Preparazione della vostra torta di cioccolato con farina di riso

Per preparare la Torta con farina di riso al cioccolato per prima cosa fate a pezzetti il burro a temperatura ambiente e lavoratelo con uno sbattitore elettrico insieme allo zucchero semolato.

Quindi incorporate le uova, uno alla volta e continuate a mescolare.

Successivamente aggiungete la farina di riso e il cacao setacciati, unite il latte a filo e continuate a mescolare.

Nel frattempo fate fondere il cioccolato fondente a bagnomaria con 1 cucchiaio di olio di semi e aggiungetelo al composto.

Per ultimo unite il lievito in polvere per dolci e amalgamate con la spatola (non utilizzare le fruste elettriche).

Adesso foderate con della carta da forno una tortiera di diametro 22 cm (oppure imburratela) e versate il composto, livellando con la spatola.

Infornate a 180° C modalità ventilata per circa 25-30 minuti.

Fate sempre la prova stecchino per verificare la cottura ed evitare che il dolce rimanga crudo o si secchi eccessivamente.

Infine sfornate e servite la torta tiepida spolverizzata di zucchero a velo.

Aceto di frutta, come usarlo e perché

Con l’arrivo del caldo è difficile trovare un piatto migliore di una bella insalatona con verdure e frutta di stagione. Fresca e nutriente, è allo stesso tempo sana e incontra il gusto di quasi tutti.

Per rendere le vostre insalate ancora più gustose, oggi vogliamo parlarvi dell’aceto di frutta. Ebbene sì, di frutta, perché al contrario di ciò che molti pensano, non esistono solo gli aceti di vino o di mela, bensì una quantità di coloratissimi e saporitissimi aceti che vi sorprenderanno.

In effetti, esistono tanti aceti quante sono le varietà di frutta, e la loro presenza in cucina rende fantasioso e originale ogni piatto. Sì, perché se l’aceto di frutta è un ottimo sposo dell’insalata, si abbina altrettanto volentieri con carni, pesce, addirittura dessert. Ma andiamo con ordine. 

Che cos’è l’aceto di frutta?

Come tutti gli aceti, anche quello di frutta è ottenuto grazie all’azione di batteri Gram-negativi del genere Acetobacter, che, in presenza di aria e acqua, ossidano l’etanolo contenuto nel vino, nel sidro e, appunto, nella frutta, trasformandolo in acido acetico.

Aceto di fragole, di albicocche, di pere, di lampone… il risultato è un liquido acidulo con vaghi richiami del frutto da cui è stato prodotto.

Come usare l’aceto di frutta

Ricchissimi di antiossidanti, gli aceti di frutta aiutano a rafforzare le difese immunitarie e hanno un effetto alcalinizzante e disintossicante, tanto che possono essere utilizzati per depurare l’organismo.

Ottimi per le insalate, per creare deliziose marinature e per condire una macedonia, si prestano anche come aromatizzanti dell’acqua. Una moda che arriva dall’America, infatti, li vede utilizzati nella creazione di bevande gustose e dissetanti. Basta aggiungere un po’ di aceto ad una brocca di acqua ghiacciata per ottenere una bevanda disintossicante, che aiuta la digestione e combatte la stipsi.

Aceto di mela, come usarlo e proprietà

Particolarmente ricco di sali minerali, è il più conosciuto, e non a caso. Possiede infatti una lunga serie di proprietà benefiche, tra cui quella antiossidante e di riequilibrante della flora batterica, ed è un ottimo alleato della linea in quanto aiuta a percepire il senso di sazietà.

Il nostro produttore Moulin de Severy produce un aceto di polpa di mele gustosissimo, ideale per insalate di campagna ma anche per sfumare il pesce dei nostri fiumi. Si sposa bene anche con la cucina agrodolce e vari piatti di mele.

L’aceto di pere Williams, per chi ama l’Oriente

Un ingrediente irrinunciabile per chi ama la cucina orientare è l’aceto di Pere Williams del nostro produttore Moulin de Severy. Esaltando i sapori complessi dei piatti asiatici, dona anche un tocco fruttato alle insalate.

Inoltre, è utile per chi soffre di cistiti in quanto può modificare il pH delle vie urinarie, rendendo più difficile la vita a virus e batteri.

Aceto di lamponi, alleato di carni, pesci… e gambe stanche

Se soffri di problemi alla microcircolazione, l’aceto di lamponi potrebbe essere un ottimo rimedio naturale. Come tutti i frutti rossi, anche il lampone è un ottimo antiossidante, perfetto per prevenire quei fastidiosi problemi come pizzicore, mani e piedi sempre freddi.

In cucina, l’aceto di lamponi è invece ottimo per donare un pizzico di fruttato a un’insalata di mare o una marinata di pesce o carne rossa.

Crostata di mele e corniole, bella e buona

Il Corniolo, ingiustamente dimenticato

Tra i tanti frutti ingiustamente dimenticati dalla nostra società frenetica, ce n’è anche uno la cui rinuncia comporta la perdita di una preziosa fonte di sostanze nutritive importantissime, tra cui la vitamina C.

Stiamo parlando delle corniole, frutti dell’albero del Corniolo, che macchia il limitare di molti dei nostri boschi col rosso dei suoi rami e il giallo dei suoi fiori. È un grazioso alberello noto fin dall’antichità, quando si usava il suo legno per costruire asce, giavellotti, e… persino il cavallo di Troia! (Abbiamo raccontato questa storia qualche tempo fa, la trovi qui).

Queste piccole bacche rossissime, ormai quasi sconosciute ai più, sono infatti fonte di sostanze antiossidanti e vitamine, caroteni, pectine, tannini, mucillagini, fruttosio e acidi organici (acido malico, gallico e gliossalico). In particolare, le corniole presentano quantità di vitamina C molto elevate, oltre il doppio rispetto agli agrumi!

Dall’albero alla dispensa, la composta di Corniolo

Il frutto cresce spontaneo tra agosto e settembre, e una bella passeggiata in famiglia alla ricerca di questi piccoli fruttideliziosi potrebbe essere l’idea per una domenica estiva. Per il momento, però, possiamo sfruttare le corniole sotto un’altra forma, altrettanto buona e salutare.

Stiamo parlando della composta di Corniolo di Alpe Pragas, fatta con il Corniolo varietà Jolico, coltivato a Castel Juval in Alto Adige. Un concentrato di bontà, di vitamine e di sostanze antiossidanti, da gustare col pane nella prima colazione, accompagnando formaggi o yoghurt, oppure… per cucinare una buonissima crostata con le mele!

La ricetta della crostata di mele e corniole

La ricetta di oggi prevede fragrante pasta frolla farcita con un composto di mele e marmellata di Corniolo, per una merenda genuina o un sfizioso dessert. Buon appetito! 

Ingredienti
  • 300 g farina 00
  • 150 g zucchero semolato
  • 150 g burro freddo
  • 1 uovo
  • 1 tuorlo
  • sale
  • Per il ripieno
  • 450 g mele al netto dello scarto
  • 100 g composta di Corniolo di Alpe Pragas
  • 25 g zucchero semolato
  • zucchero a velo q.b.
Preparazione della vostra crostata di mele e corniole

Iniziate dalla frolla. Mettete la farina e un pizzico di sale su un piano da lavoro, unite lo zucchero e il burro, iniziate ad impastare con le mani, poi unite l’uovo e il tuorlo.

Impastate velocemente, avvolgete nella pellicola e mettete a riposare in frigo per un’ora.

Per il ripieno, sbucciate le mele eliminate i semi e tagliatele a dadini, unite lo zucchero e la composta di Corniolo, mescolate bene.

Preriscaldate il forno a 180 gradi.

Imburrate e infarinate uno stampo da 22 cm di diametro.

Riprendete la pasta dal frigo, tenete da parte una pallina di pasta grande come un limone. Stendetene 2/3 della pasta e rivestite lo stampo, fate dei fori con una forchetta e riempite con la farcitura.

Con la pasta rimasta create delle strisce della larghezza di circa 2 cm e ricoprite le mele in modo che si incrocino trasversalmente.

Infornate per 35-40 minuti.
Sfornate fate raffreddare e eliminate lo stampo, fate attenzione a non romperla.

Guarnite a piacere con una spolverata di zucchero a velo.

Gamberi alpini? Sì, se con sale grigio e Vodka!

Dobbiamo ammetterlo: i gamberi non costituiscono esattamente ciò che definiremmo un tipico piatto alpino. Eppure questa ricetta ci ha conquistati lo stesso grazie alla sua semplice eleganza, al suo sapore delicato ma ricco di richiami e soprattutto grazie alla presenza di due ingredienti che possono benissimo essere di provenienza alpina: il sale grigio integralee la vodka.

Si tratta di un secondo piatto semplice ma elegantissimo, di sicuro effetto soprattutto se preparato al momento, mostrando ai commensali la fiammeggiata con la vodka.

Oltre alla scelta dei gamberi, importantissima (meglio utilizzare prodotti freschi, non surgelati, e che non sappiano di ammoniaca!), vi suggeriamo di dare un tocco di classe in stile alpino con due ingredienti che trovate nel nostro shop.

Stiamo parlando della Swiss Premium Vodka di The Alpinist, il cui sapore purissimo darà al vostro secondo piatto una delicatezza senza paragoni, e del sale grigio integrale con spezie ticinesi di Erbe Ticino. Con l’aggiunta di un poco di peperoncino, che si addice perfettamente alla ricetta, queste spezie sono perfette per incoronare un secondo piatto di questo calibro grazie alla scrupolosa selezione delle erbe, perfettamente bilanciate nei sapori.

Ingredienti per 4 persone

Il miele, nettare degli dèi e degli uomini

Nel vasto mondo della cultura culinaria non vi è forse alimento tanto emblematico quanto il miele, la cui proverbiale dolcezza ha riempito pagine e pagine di letteratura, di saggezza popolare e di mitologia.

Sì, perché il rapporto del miele con l’uomo si perde nella notte dei tempi, e la complessità delle sue qualità organolettiche, la ricchezza delle sue proprietà terapeutiche ne hanno fatto un autentico mito, fonte di ispirazione per i poeti, metafora del piacere e della generosità di Madre Natura nei confronti degli uomini.

L’apicoltura, da tecnica improvvisata ad arte dell’accudimento

Sebbene l’uomo conosca e utilizzi il miele da oltre 12mila anni, e sebbene ne abbia intuito le infinite qualità molto prima di averle provate con metodo scientifico, è solo a partire da tempi più o meno recenti che l’apicoltura è divenuta quel processo “gentile” di accudimento delle api che conosciamo oggi.

Un tempo l’uomo raccoglieva i favi con il miele, il polline e la covata dagli alveari selvatici, scacciando le api adulte con il fumo e preoccupandosi ben poco della sopravvivenza della famiglia di api saccheggiata. Il passo successivo è stata la creazione di ricoveri artificiali, i quali però rappresentavano delle soluzioni artigianali più o meno improvvisate, fatte con i materiali più diversi (paglia o alberi cavi in molte zone europee, terracotta nel sud del Mediterraneo e nel vicino oriente, sughero in Sardegna).

È solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che conosciamo l’età moderna per quanto riguarda l’apicoltura. L’invenzione della cosiddetta arnia razionale, progettata dal rev. Lorenzo Langstroh di Filadelfia, consente infatti, finalmente, una manipolazione gentile delle api grazie alle cornici sulle quali gli insetti sono invitati a costruire i loro favi. Il fatto che tali cornici (o telaini) siano smontabili, permette di controllare e “aprire” l‘alveare senza arrecare danno agli occupanti.

L’arnia razionale può inoltre, a seconda delle necessità, aumentare o diminuire di dimensione, adattandosi alla famiglia di api che vi ospita. Aggiungendo o togliendo moduli, l’apicoltore rende confortevole l’ambiente in cui soggiornano le diverse famiglie, invogliandole a non spostarsi. Ciò è alla base dell’apicoltura moderna: se la casa non diventa mai troppo piccola, la famiglia di api si allargherà sempre di più, aumentando la produzione.

Il miele, un bene prezioso da difendere e tutelare

Purtroppo, in anni recenti gli apicoltori hanno dovuto lanciare l’allarme: circa il 68% della popolazione acquista miele di origine incerta nei supermercati, collaborando al depauperamento di un’arte, quella dell’apicoltura, la cui cura è di fondamentale importanza per un’infinità di ragioni.

Risalgono ai primi anni 2000 le prime avvisaglie circa la grave morìa delle api. Tra le altre, le cause sono da ricercarsi nelle colture intensive, che non tengono conto dei bisogni primari di questi insetti così preziosi, sottoposti a notevole stress per pratiche apistiche scorrette. L’inquinamento causato dall’utilizzo di insetticidi nell’agricoltura intensiva è un ulteriore fattore determinante.

È molto importante, dunque, sostenere chi dell’apicoltura ha fatto una passione, oltre che una professione, e che è mossa da vero amore per uno dei mestieri più poetici – ed utili – del mondo. In qualità di consumatori, leggere le etichette, accertarsi della provenienza, informarsi circa le pratiche apistiche sono tutte attività utili a rallentare uno dei fenomeni più preoccupanti del nostro pianeta, se teniamo conto che oltre il 35% della produzione di cibo a livello mondiale dipende dalle api.

Il miele italiano, simbolo di biodiversità

Forse non tutti sanno che per quanto riguarda il miele l’Italiadetiene il primato mondiale di varietà prodotte. Oltre 50 tipi dimiele monofloreale e un’infinità di Millefiori raccontano magnificamente la ricchezza di biodiversità che popola il Bel Paese, incoronato pure con il primato di paese europeo con il più alto numero di specie: circa metà di quelle vegetali e un terzo di quelle animali attualmente presenti in Europa.

Imparare a conoscere il miele è come aprire uno scrigno custodito da Madre Natura in persona. Riconoscerne le caratteristiche organolettiche, la tipologia di cristallizzazione, le modalità di produzione è paragonabile alla lettura di un bell’atlante illustrato, che ci racconti quanti segreti si celano nel saper collaborare con una delle creature più affascinanti del regno animale: l’ape.

E siccome nel nostro shop abbiamo alcuni tra i più prelibati e ricercati mieli d’Italia e del mondo, frutto dell’appassionato lavoro di due produttori quali Mieli Thun e l’azienda Mario Bianco, scrupolosissimi nella produzione di un alimento d’eccellenza, che tenga conto del benessere delle api e della tutela del territorio nel quale operano, eccovi alcune informazioni in pillole per conoscere meglio alcune tipologie di miele. 

La lista non è né esaustiva né tantomeno troppo dettagliata, ma servirà a dare un colpo d’occhio sull’incredibile varietà e ricchezza di questo alimento. Se però la vostra curiosità non sarà pienamente soddisfatta, non esitate a scoprire di più sui nostri produttori Mieli Thun e Mario Bianco e i loro prodotti. Incontrerete tanto amore per la terra in cui operano e infinita consapevolezza circa l’importanza dell’apicoltura sostenibile. In entrambi i casi, le api sono portate in luoghi eletti e incontaminati nel periodo di massima fioritura, con grande attenzione per il tradizionale rapporto dell’uomo con l’arte dell’accudimento delle api

Miele di Castagno
  • Miele prodotto a partire dai fiori dell’albero di castagno, che cresce in zone collinari e prealpine dai 300 ai 1200 metri d’altitudine.
  • Si presenta in un colore ambrato scuro, con tonalità rossiccio-verdastre.
  • Al gusto presenta un finale amarognolo prolungato, persistente.
  • Cristallizza in forma liquida che permane a lungo.
Miele dell’Albero del Paradiso
  • Miele prodotto nel mese di maggio a partire dai fiori dell’Albero del Paradiso o Alianto, così chiamato per via dell’elevata altezza che raggiunge anche in pochi anni, ritenuta pianta infestante possiede una bellezza ed un fascino orientale indiscutibile.
  • miele di grande personalità, cremoso, color dorato carico.
  • al gusto presenta richiami precisi di uva moscato e sciroppo di pesca, frutto litchi il ricordo più preciso, sentori umami sul finale a ricordare fungo fresco.
  • In cucina è ottimo per cotture prolungate fino a gelificare pesche, albicocche o melone a pezzi, ottimo nelle macedonie oppure per caramellare un’ananas flambè, sposa la frutta con grande confidenza. ottimo con l’aneto per la marinatura di una ricciola o il salmone a mo’ di gravlax
Miele di Bosco
  • Si distingue dagli altri mieli in quanto non deriva dal nettaredei fiori bensì dalla melata, sostanza zuccherina che le api trovano su specie arboree (querce, robinie, faggi, ailanti, pioppi, salici), arbustive (rovi) o erbacee (ortica, trifogli).
  • Il gusto è marcato nei toni di carruba, rabarbaro e confettura di pomodori verdi con un retrogusto di zucchero di canna cotto.
  • Generalmente cristallizza lentamente ed in presenza di nettare di girasole e solidago.
  • In cucina è ottimo a colazione unito a yogurt bianco e frutta secca, per condimenti, per finire il bbq o preparare le salse. Poche gocce sulle carote lesse saltate in padella con il cumino è uno spettacolo, oppure sul pane con burro o evo. Ideale nelle preparazioni dolci o salate dove vi siano presenti spezie scure e nelle cotture prolungate di carne o pesci di lago.
Miele di Acacia
  • Prodotto nei mesi di Aprile e Maggio, a partire dai fiori di Acacia.
  • Colore da quasi trasparente a giallo paglierino chiaro.
  • Si presenta sempre in forma liquida. Ha una velocità di cristallizzazione molto bassa, grazie all’elevata concentrazione di  fruttosio rispetto al glucosio.
  • All’esame olfattivo ha un profumo floreale di debole intensità.
  • Dal gusto molto dolce, presenta un aroma delicato, tipicamente vanigliato. 

Risotto agli asparagi con Carnaroli Gran Riserva

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Tra i tanti doni che signora Primavera porta nei nostri prati e sulle nostre tavole, gli asparagi sono tra i nostri preferiti, soprattutto perché, in occasione di qualche passeggiata, si possono trovare in forma selvatica. Che bellezza, portare in cucina il risultato di una bella giornata in montagna, sicuri della genuinità e della generosità che solo la Natura sa offrire!

Che siano selvatici o meno, gli asparagi sono una vera delizia, con quel sapore amarognolo e la ricchezza delle sue proprietà nutrizionali, che li vedono ricchissimi di fibre, vitamine e sostanze antiossidanti. Ed è per questo che nel ricettario di lagAlpi non poteva certo mancare la ricetta del risotto agli asparagi.

Si tratta di una ricetta classica e anche piuttosto veloce, che dà il meglio proprio grazie alla sua semplicità. Ma attenzione: per fare in modo che semplicità sia sinonimo di bontà, gli ingredienti devono essere di prima qualità.

Ecco allora che, armati di scarponi e allegria, una bella passeggiata alla ricerca degli asparagi selvatici, così buoni proprio perché totalmente naturali, potrebbe tornarvi utile. L’asparago selvatico ha inoltre un sapore più intenso rispetto all’asparago comune, e in un risotto dà il meglio di sé.  Se però non avete tempo o non abitate nelle zone adatte alla raccolta, potete scegliere asparagi biologici, facendo attenzione che siano freschi e sodi.

Per il risotto, invece, non avrete bisogno di scarponi e, a dir la verità, nemmeno di scarpe: nel nostro shop trovate infatti un Signor riso che si presterà alla perfezione alla vostra impresa. Stiamo parlando del Riso Carnaroli Gran Riserva del nostro produttore Riso Buono. Grazie all’invecchiamento per un anno da grezzo, il Riso Carnaroli Gran Riserva aumenta notevolmente il proprio volume originale e permette una minore dispersione di amido e minerali durante la cottura. Perfetto per i risotti, renderà il vostro piatto cremoso e gustosissimo, esaltando il sapore amarostilco degli asparagi.

Ingredienti per 4 persone
  • 300 gr di Riso Carnaroli Gran Riserva
  • 300 gr di asparagi puliti
  • 1 lt di brodo vegetale
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • 1  cipolla piccola
  • 2 cucchiai di olio extravergine
  • 2 cucchiai di burro
  • 4 cucchiai di grana padano
  • sale
  • pepe
Preparazione
  1. Prima di tutto, preparate circa 1 lt di brodo vegetale e ponete da parte. 
  2. Pulite gli asparagi, raschiando con un coltello affilato la parte più dura dei gambi, fino ad ottenere steli non troppo duri. Pesateli.
  3. Dividete le punte di asparagi dai gambi, con un taglio netto.
  4. A questo punto, procedete a legare con uno spago da cucina i gambi di asparagi, immergeteli in una pentola capiente, piena di acqua fredda e a parte, in un cestello, vaporiera, colapasta o quello che avete a disposizione da appoggiare sopra la pentola con i gambi di asparagi, ponetevi dentro le punte di asparagi per cuocerle a vapore.
  5. Ponete la pentola sul fuoco appoggiatevi sopra il cestello o quello che avete utilizzato con le punte di asparagi, coprite con un coperchio e lasciate cuocere 10 – 15 minuti. Dopo 5 minuti controllate le punte. Se risultano morbide sotto i rebbi della forchetta, mettetele da parte e raffreddare.
  6. Probabilmente per i gambi la cottura si completerà entro i 15 minuti. Anche questi devono risultare morbidi sotto i rebbi della forchetta.
  7. Infine slegate i gambi e lasciate raffreddare.
  8. In conclusione affettate i gambi più teneri, con un coltello a lama doppia ottenendo dei pezzetti di asparagi della dimensione di 6-7 mm circa. Affettate poco più della metà dei gambi.
  9. Perciò frullate il resto dei gambi, (ossia quelli meno teneri),  aggiungete 2-3 cucchiai di acqua e continuate a frullare fino ad ottenere una crema liscia. A questo punto, avete ottenuto: la crema frullata, le punte di asparagi e i pezzi di asparagi. Non resta che preparare il risotto.
  10. Prima di tutto, scaldate il brodo vegetale su fuoco basso, quindi ponete a fuoco bassissimo il pentolino con la crema di asparagi.
  11. Tagliate la cipolla e ponetela in padella con l’olio e 1 cucchiaio di burro. Lasciate soffriggere. Quando la cipolla inizia ad imbiondire aggiungete il riso.
  12. Tostate il riso per 1 minuto circa a fiamma vivace, girando di continuo. Aggiungete il vino bianco e lasciate sfumare a fiamma alta, girando sempre.
  13. Solo quando il vino è completamente evaporato, aggiungete la crema di asparagi al riso.
  14. Infine girate, fate prendere il bollo, abbassate la fiamma e procedete a cuocere il vostro risotto agli asparagi a fuoco lento. Di tanto in tanto, aggiungete 1 – 2 mestoli di brodo per non far asciugare il risotto.
  15. Dopo circa 8 minuti, aggiungete i pezzettini di asparagi.
  16. In conclusione girate e continuate la cottura a fuoco lento, aggiungendo brodo caldo al bisogno.
  17. Aggiungete le punte di asparagi, girate bene e lasciate cuocere qualche secondo, quindi spegnete il fuoco e aggiungete il grana, girate bene il risotto a fuoco spento, aggiungete il burro, mantecate e correggete di sale. Infine completate con un pizzico di pepe.
  18. Il vostro Risotto agli asparagi è pronto. Servite ben caldo!

Caccia alle uova… con la marmellata di Alpe Pragas

Che bella festività, la Pasqua! La festa della rinascita, della primavera che bussa alle porte, dei fiori e dei germogli che tornano a colorare il mondo.

Purtroppo, nel tempo molte delle antiche tradizioni sono andate perdute, e così, da nord a sud, da est a ovest, ci si ritrova a festeggiare la Pasqua tutti allo stesso modo, senza badare molto a ciò che si mette in tavola o a quel che davvero si festeggia.

La tradizionale caccia alle uova

Una bella tradizione che tuttavia permane dai tempi andati è la caccia alle uova. Usata soprattutto nei paesi del Nord Europa, prevede che i più piccoli in famiglia gareggino in una vera e propria caccia al tesoro, dove quest’ultimo nient’altro è che una ricca cesta colma di uova di cioccolato e affini.

Noi di lagAlpi però, abbiamo come sempre un occhio di riguardo al palato e al mangiar buono e sano. Così, anziché utilizzare le classiche uova di cioccolato industriale che si trovano in ogni supermercato, vi proponiamo di creare un bel cestino ripieno di uova… fatte con le vostre mani!

Linzer cookies in Easter shapes, filled with jam and sprinkled with powdered sugar
La ricetta dei biscotti con la marmellata di Alpe Pragas

Si tratta di deliziosi biscotti di pasta frolla con un ingrediente d’eccezione, la marmellata di Alpe Pragas. Un prodotto, quest’ultimo, di qualità eccezionale e dal sapore autentico e genuino, il cui processo di lavorazione è fatto a mano e non prevede utilizzo alcuno di additivi, conservanti o coloranti artificiali. 

Per andare incontro al gusto dei più piccini proponiamo qui di condirli con la marmellata di lamponi Raspera, ma va da sé che voi potrete sbizzarrirvi con i mille sapori che trovate nello shop.

Non resta che passare alla ricetta. Fateci sapere se l’avete fatta e come vi siete trovati! Felice Pasqua a tutti!

Ingredienti 
  • 300 g farina 00
  • 150 g burro
  • 150 g zucchero
  • 1 uovo (grande)
  • 1 tuorlo
  • q.b. scorza di limone (grattugiata)
  • q.b. marmellata (0 confettura)
  • q.b. zucchero a velo
Preparazione
  1. Per la preparazione della pasta frolla mescolate farina e zucchero e disponeteli a fontana in una spianatoia, al centro mettete il burro a pezzettini e le uova, e la scorza del limone, lavorate rapidamente gli ingredienti con le mani fino ad ottenere un impasto ben liscio e omogeneo.
  2. Lavorate velocemente l’impasto che deve risultare morbido ed omogeneo, se serve altra farina aggiungetela durante la lavorazione. Lasciate riposare per 20 minuti circa in luogo fresco.
  3. Stendete l’impasto col matterello in una sfoglia dello spessore che desiderate. Se volete dei biscotti alti e morbidi lasciatela spessa, se invece li preferite più friabili stendetela più sottile.
  4. Con delle formine, oppure a mano libera, realizzate la forma di uovo. Alla metà delle forme così ottenute intagliate una parte centrale di biscotto. Adagiatele su una teglia antiaderente oppure rivestita con carta forno. 
  5. Cuocete i biscotti di pasqua in forno già preriscaldato a 180° per circa 15-18 minuti, a dipendenza dello spessore che avete realizzato.
  6. Quando risultano belli dorati sfornateli, lasciate raffreddare e farcite la parte intera del biscotto adagiando un cucchiaino di marmellata, coprite con l’altro biscotto intagliato e date una spolverata di zucchero a velo. Disponete su un piatto da portata.

Crème brûlée all’assenzio La Covassonne

Pare che la Crème brûlée, nonostante il nome, sia di origine inglese. E sebbene sia inglese, è un dolce associabile alle belle atmosfere alpine, da gustare in una baita davanti al fuoco, o al termine di una cena guardando lo specchio di un lago.

Come sempre però, noi di lagAlpi non amiamo i sapori troppo scontati. Tradizione sì, ma fantasiosa e coraggiosa.

È per questo che oggi vi proponiamo non la classica Crème brûlée, ma una versione che sarà in grado di lasciare a bocca aperta i vostri ospiti! Tra i suoi ingredienti, ce n’è infatti uno d’eccezione: l’assenzio La Covassonne del nostro produttore Absintissimo.

Grazie a questo tocco di classe, la vostra crème sarà più brûléee sfiziosa che mai!

Ingredienti per 4 persone:
Preparazione

Mescolare 4 tuorli con lo zucchero in polvere fino ad ottenere una schiuma bianca. Far bollire il latte con la panna in un tegame. Aggiungere lentamente, continuando a mescolare, i tuorli zuccherati. Aggiungere l’assenzio mescolando ancora più velocemente.

Riempire 4 formine da Crème brûlé (cfr. foto) con la crema. Cuocere in forno a 100° C per 1 ora. Togliere le formine dal forno, lasciarle raffreddare e metterle nel frigorifero per 6 ore. Togliere le formine dal frigorifero e cospargere i dolci con dello zucchero di canna. Cuocere nuovamente in forno a 230° C per permettere allo zucchero di sciogliersi.

Presentazione

Mettere le formine ancora calde su di un piatto e servire immediatamente.

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