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Vellutata di ceci estiva

La qualità e la genuinità degli ingredienti sono essenziali per creare piatti speciali. Investire in ingredienti freschi, locali, di stagione e biologici non solo migliora il sapore e l’aspetto dei piatti, ma contribuisce anche al benessere generale e alla sostenibilità ambientale. Ogni grande ricetta inizia con ingredienti eccezionali, noi a LAGALPI, attraverso una minuziosa et attenta selezione, vi proponiamo il meglio che il territorio alpino e prealpino ci offre! Per le calde giornate estive, eccovi un’esclusiva, fresca ed eccellente ricetta.

La zuppa di ceci estiva e fredda è un piatto leggero e nutriente, ideale per le giornate calde.  Ecco una ricetta semplice per prepararla:

Ingredienti:

Procedimento:

  1. Preparazione dei ceci: Mettere  i ceci secchi a bagno in acqua fredda per almeno 8 ore (o tutta la notte). Dopo l’ammollo, scolare e cuocere in abbondante acqua per circa 1 ora, o fino a quando sono teneri, aggiungendo all’ammollo 1 o due foglie di alloro.
  2. Preparazione delle verdure: Lavare e tagliare a cubetti il cetriolo dopo averlo pelato, i pomodori, e il peperone. Sbucciare e tritare finemente la cipolla rossa ed aggiungere la crema di aglio Nero.
  3. Mescolanza degli ingredienti: In una grande ciotola, unisci i ceci cotti, le verdure tagliate a cubetti, la cipolla e la crema di aglio nero. (Ricordate di togliere le foglie d’alloro usate nell’ammollo) ed in seguito passare al mixer fino ad ottenere un crema omogenea.
  4. Condimento: Versare il brodo vegetale freddo nella ciotola con gli altri ingredienti. Aggiungere il succo di limone e l’olio extravergine d’oliva. Mescolare bene il tutto e aggiustare di sale e pepe secondo il tuo gusto.
  5. Riposo: Copri la ciotola e lasciala riposare in frigorifero per almeno 2 ore, in modo che i sapori si amalgamino bene e la zuppa si raffreddi completamente.
  6. Servizio: Prima di servire, mescolare nuovamente la zuppa. Versare nelle ciotole individuali e guarnire con foglie di basilico fresco e qualche goccia di aceto balsamico all’albicocca con qualche cece cotto e intero.

Questa zuppa è perfetta da gustare come antipasto o piatto unico leggero nelle giornate estive.

Successo Garantito e Buon appetito dal team LAGALPI!

Una birra magica e speciale

Si racconta che molto tempo fa viveva in Val Veddasca una strega saggia ed enigmatica di nome Valdasca. Risiedeva sulla vetta più alta, sovrastando i villaggi e la bellezza circostante. Valdasca era conosciuta per la sua profonda comprensione dei segreti della natura e per la sua capacità di sfruttare il potere delle montagne.
Un bellissimo giorno d’estate, un gruppo di avventurosi abitanti della valle decise di intraprendere una sfida audace. Vollero creare qualcosa di speciale, un elisir che catturasse l’essenza delle montagne e onorasse la presenza mistica di Valdasca. La loro missione era quella di creare una sorta di pozione magica che riflettesse la rudezza, la tranquillità e l’incanto del paesaggio circostante, ispirandosi alle pozioni magiche di Valdasca.
Così, raccolsero le erbe che crescevano spontanee nella valle e si riunirono nella piazza dell’ultimo paese. Da lì, con grande eccitazione, si inoltrarono dentro fitte foreste, attraversarono ruscelli gorgoglianti e salirono per sentieri rocciosi mentre si dirigevano verso la dimora di Valdasca.

Finalmente, raggiunta la vetta, Valdasca li aspettava, con i suoi capelli d’argento fluttuanti nella brezza di montagna. Li salutò con un sorriso sapiente e intuì le loro intenzioni. Con un gesto della mano, evocò un calderone magico, scintillante, con antichi simboli e risplendente di un’energia ultraterrena.
Gli abitanti riversarono con cura i prodotti da loro raccolti vicino al calderone. La strega con sguardo mistico scelse una miscela di luppolo aromatico, malto ricco ed erbe segrete della montagna. Valdasca, con la sua profonda conoscenza della terra, li guidò sulle proporzioni e sulle incantazioni mistiche necessarie per infondere in quell’elisir l’essenza delle montagne.
Mentre la miscela bolliva e sobbolliva, l’aria si riempì dell’invitante aroma . Gli abitanti ammiravano la magia che si dispiegava davanti ai loro occhi, consapevoli di assistere a qualcosa di veramente straordinario.

Passarono ore e finalmente l’elisir fu pronto. Gli abitanti, con il cuore pieno di aspettativa, riempirono le loro tazze con quel liquido di montagna. Aveva una tonalità dorata, come i raggi del sole al tramonto che illuminavano le vette e un sapore che danzava sulle loro lingue come il vento frusciante tra i pini.
Con le tazze alzate, gli abitanti fecero un brindisi a Valdasca, esprimendo la loro gratitudine per la sua guida e per il dono che aveva loro concesso. La strega sorrise con i suoi occhi scintillanti di antica saggezza e gioia.
Passarono ore e finalmente l’elisir fu pronto. Gli abitanti, con il cuore pieno di aspettativa, riempirono le loro tazze con quel liquido di montagna. Aveva una tonalità dorata, come i raggi del sole al tramonto che illuminavano le vette e un sapore che danzava sulle loro lingue come il vento frusciante tra i pini.
Con le tazze alzate, gli abitanti fecero un brindisi a Valdasca, esprimendo la loro gratitudine per la sua guida e per il dono che aveva loro concesso. La strega sorrise con i suoi occhi scintillanti di antica saggezza e gioia.

Era nata la prima Birra della Valle Veddasca

Oggi vogliamo riproporre questa magica e unica birra, seguendo l’antica ricetta di Valdasca per ridare la possibilità di dissetarsi con l’elisir magico che incarna lo spirito delle montagne e l’incanto della nostra Val Veddasca.
La leggenda della birra di montagna, birrificata sotto lo sguardo vigile di una strega saggia, continua a essere tramandata di generazione in generazione.
Serve a ricordare che nei luoghi più inaspettati, quando la natura e la creatività umana si intrecciano, il risultato è qualcosa che cattura l’essenza di un luogo e la magia di un momento.
Orgogliosi di offrirvi VEDDASCA BEER, nata nel cuore della Val Veddasca e cresciuta tra miti e tradizioni ancestrali.

L’acquisto della Veddasca Beer contribuisce ai progetti di valorizzazione del territorio della Val Veddasca.
Veddasca Beer Valorizza il territorio e ti fa entrare nel magico mondo della buona strega Valdasca

Notte di San Giovanni

Ci stiamo avvicinando alla notte di San Giovanni, la quale cade tra 
il 23 e 24 giugno, la notte magica per iniziare la preparazione del Nocino.

Secondo l’antica tradizione italica, il nocino andrebbe preparato da una donna esperta. Ella dovrebbe salire scalza sul noce durante la notte di San Giovanni e raccogliere i preziosi frutti a mani nude, senza usare strumenti di sorte che potrebbero guastare i frutti e disperdere le loro preziose proprietà. Il liquore prodotto col mallo delle noci (rigorosamente dispari) era in grado, secondo le credenze locali, di portare salute, benessere e ricchezza.

Senza dimenticare le proprietà magiche del nocino, si narra infatti che già nel VI secolo d.C. il giorno in cui si raccoglievano le noci acerbe “le streghe, a capo delle quali vi era Diana, sciamassero a migliaia nei cieli recandosi al gran sabba che si teneva sotto il noce di Benevento”.

Il noce era quindi un albero legato al mondo femminile e alle streghe in particolare. E grazie all’ “albero delle streghe” era possibile preparare una mistura “magica” fatta di noci acerbe, preparata dalle donne e conosciuta per scacciare i mali che affliggevano le popolazioni rurali dei tempi passati.

I malli di noci acerbe macerati nello spirito (alcol) producevano un estratto alcolico dalle numerose proprietà medicinali: era digestivo, antiparassitario, debellava funghi, batteri e virus e uccideva i vermi intestinali (tra cui la tenia); ed è facile comprendere come fino al Medioevo quella bevanda, ricca di tannini e dalle virtù così preziose per la salute potesse essere considerata come una mistura “miracolosa” degna di attraversare i secoli attraverso la trasmissione della ricette di famiglia, di generazione in generazione.

Perpetrando leggende e tradizioni vi proponiamo alcuni dei nostri Nocini, sempre speciali ed anche un po magici !

Noos Nocino – Manifattura Branchi

Nocino Nostrano Ticinese – Fratelli Corti

Nocino Ticinese – NOCÌ – Gialdi Vini

Nocino Ratafià del Ticino – Tamborini Vini

Il Nocino, e la fama che non ti aspetti

Lo shop di lagAlpi ospita diverse bevande dalla fama importante. Assenzio, Damassine, Genepì, sono tutti ospiti illustri del fervido immaginario alpino, a cui la fantasia certo non manca. Se tuttavia nominare queste bevande richiama immediatamente la storia di cui sono portatrici, l’associazione non è altrettanto immediata quando si parla di Nocino. Eppure, questa storico liquore ha tanto da dirci, bisogna solo saperlo ascoltare…

Il Nocino, proprietà e utilizzi

Il nocino si presenta come un liquore dal colore scuro e dall’aspetto denso. Può essere servito a fine pasto come digestivo e da molti è utilizzato come tonico e come rimedio per i disturbi del fegato. 

A dire il vero, l’utilizzo del mallo di noce come ingrediente per medicinali o liquori risale a tempi antichissimi. E oggi, sono molte le applicazioni che vedono il nocino protagonista di cure per depurare il fegato e antiparassitarie. I tanniti contenuti naturalmente in questo digestivo aiutano infatti a digerire le proteine, uccidere i batteri e i parassiti. 

La leggenda di San Giovanni

È incredibile da credere, ma alla festa di San Giovanni (il 24 giugno), sono legate numerose leggende al limite del sacrilego, e una in particolare – quella che interessa a noi ora – è quella che vede le streghe raccolte attorno a un albero di noci in una misteriosa danza propiziatrice.

In effetti, il Noce è un albero dalla fama non propriamente bonaria. Di lui, tra le altre cose, si dice che sia stata fatta la croce di Gesù, mentre Dioniso, accecato dalla rabbia, scelse proprie le sue fattezze per il triste destino dell’amata Caria (di questa fama, ne abbiamo già parlato in un altro articolo dedicato all’olio di noci, che trovate qui).

Non è un caso quindi che le streghe ne raccolgano i rami per i loro rituali magici, mentre i malli, che nella notte più corta dell’anno sono ancora acerbi, vengono da loro raccolti per garantire vitalità alla pianta.

È da qui che nasce la leggenda che lega il Nocino alla notte di San Giovanni. È proprio durante la notte tra il 23 e il 24 giugno che la donna giudicata più abile nella preparazione del digestivo (o, in altre versione, una vergine) dovrà arrampicarsi sull’albero di noce, scalza, per raccoglierne i frutti ancora acerbi. 

Vi sembra un modo un pochino complicato per produrre un liquore? Se sì, dovete riconoscere che al nostro produttore Manifattura Branchi il coraggio non manca. Il suo Noos, infatti, è prodotto esattamente secondo tradizione, e ad ogni sorso potrete assaporare l’energia mistica della notte più corta dell’anno…

Le origini del nocino e la leggenda dei Picti

Ma da dove arriva il nocino? Lungi da noi voler fare il lavoro degli storici di professione, è comunque affascinante dare per accreditata la storia che racconta dello strano incontro che i soldati di Giulio Cesare fecero in Gallia…

Qui, nel luogo d’origine della leggenda secondo cui il Noce era l’albero delle streghe, i soldati romani si trovarono di fronte inquietanti guerrieri che, per spaventare i nemici, si tingevano il volto con una pasta color marrone-verdastra. Era una tintura ricavata da noci acerbe. Questo strano intruglio di noci, miele e altra frutta fermentata veniva poi bevuto dai temibili galli, che in questo modo prendevano il coraggio necessario per l’infuriare della battaglia.

Ebbene, pare proprio che un simile intruglio sia il lontano antenato del nocino e che questi avversari temibili e spietati ne siano i primi produttori. I romani li chiamarono “Picti”, cioè dipinti, proprio a causa di quei loro volti segnati dal… nocino!

Il Ratafià, per suggellare accordi e patti

Molti di voi conosceranno il nocino anche come Ratafià. In effetti, in molti luoghi, soprattutto nel nord Italia e nella Svizzera Italiana, è questo il nome ufficiale del liquore di noci, mentre il termine nocino è comparso più recentemente. Lo testimoniano anche i materiali raccolti per il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana (circa 1920), in cui la descrizione di questo liquore di noci si trova solo sotto la voce ratafià, termine che indica diversi liquori ottenuti da frutta, alcool, zucchero e sostanze aromatiche e diffusi nell’area mediterranea.

Ma perché “ratafià”? Era antica tradizione consumare una forte bevanda alcolica per suggellare un patto o un accordo. L’etimologia viene fatta risalire al latino rato fieri usata dagli scrittori ecclesiastici, che significa “esser ratificato”. Da qui rata fiat: “che si ratifichi”.

Da questa affascinante tradizione prende ispirazione in particolare il Ratafià del Ticino del nostro produttore Tamborini, la cui segreta ricetta pare venga direttamente da un certo Padre Gaucher del monastero di Santa Maria dei Frati Cappuccini a Bigorio sopra Tesserete, che da tempo immemorabile produce questo gustoso liquore di noci.

Il salva aperitivo: crostini di Gruyère con gelatina di Dolcetto

Avete presente quel momento in cui, pianificando un aperitivo per una serata tra amici, non avete altra idea se non preparare dei banalissimi tramezzini con il salmone? Ecco, noi abbiamo un’egregia soluzione: dei deliziosi crostini di Gruyère ricoperti di gelatina di vino rosso!

Facili e veloci da preparare, sono un tripudio di sapore e non mancano certo di originalità. Inoltre, se preparati con gli ingredienti giusti, rappresentano un aperitivo alpino perfetto, in barba ai gettonatissimi (e banali) stuzzichini a base di salmone e tonno.

Nel nostro shop trovate l’ingrediente principe di questa ricetta: la Gelatina di vino rosso dell’azienda Mariangela Prunotto, fatta a partire dal vino rosso Dolcetto, un vino dal sapore asciutto, gradevolmente amarognolo, di moderata acidità, di buon corpo e armonico. Insomma, in una parola perfetto per essere abbinato a un formaggio come il Gruyère.

Piccolo consiglio: scegliete un Gruyère non troppo stagionato, in modo che si scioglierà meglio e si amalgamerà alla perfezione con la gelatina.

Ingredienti per 4 persone

  • 200 g di Gruyère DOP
  • 1 filoncino di pane fresco alle noci
  • 1 vasetto di gelatina di vino rosso

Preparazione dei vostri crostini alla gelatina di vino rosso

Riducete il formaggio a scagliette. Affettate il pane e tostatelo brevemente nel forno caldo. Trasferite i crostini sul vassoio, cospargeteli con le scaglie di Gruyère, aggiungete su ciascuno un cucchiaino di gelatina di aceto di vino rosso e servite.

Il vero Dry Martini… fatto in casa

Se amate il Martini, questo esperimento è d’obbligo: provate a farlo da voi.

È davvero semplicissimo e veloce, il segreto sta solo nel selezionare con cura gli ingredienti e seguire il procedimento di raffreddamento del bicchiere.

Non tutti sanno infatti che per preparare il Martini altro non serve se non “sporcare” il gin con il vermouth bianco. Per farlo, però, si usa una tecnica specifica, chiamata Stir & Strain: si tratta di mescolare il cocktail con del ghiaccio nel mixing glass, e poi filtrarlo in un bicchiere raffreddato.

Come fare a raffreddarlo a dovere? Semplice, mettendo il bicchiere nel freezer finché si ghiaccia, ovvero per circa 5 minuti.

Una volta terminato il vostro intruglio, obbligo è servirlo nel bicchiere a lui dedicato, la coppa Martini, dalla famosa forma conica rovesciata che si usa anche per il Daiquiri, il Margarita e il Manhattan.

Il tocco di classe è dato dall’oliva: sceglietene una qualità carnosa e con un buon bilanciamento in termini di sapidità, acidità e dolcezza come lo sono per esempio le Nocellara.

E ora, veniamo all’ingrediente principe del nostro Martini: il Gin. Per avere un effetto secco ma aromatico e pieno, nulla di meglio dello Swiss Premium Dry Gin di The Alpinist.

Se invece vi piace sperimentare e non disdegnate l’idea di dare un ulteriore tocco alpino al vostro cocktail, provate il Gin Genepì di o2Vie: sarà una sinfonia di sapori!

Ingredienti per il vostro Dry Martini fatto in casa
  • 60 ml di gin 
  • 10 ml di vermouth dry
  • scorza di limone
  • ghiaccio
  • olive verdi

Preparazione del Dry Martini

Per preparare il Dry Martini per prima cosa riempite il vostro mixing glass con del ghiaccio così da raffreddare le pareti del bicchiere. Con l’aiuto di uno strainer bloccate poi il ghiaccio e scolate l’acqua in eccesso in una coppetta.

Versate il gin e poi il vermouth dry direttamente nel mixing glass. 

Mescolate il tutto con il bar spoon. Versate il contenuto del mixing glass nella coppa raffreddata in freezer. 

Accompagnate il Martini con delle olive o delle scorze di limone che potete servire in un bicchiere a parte colmo di ghiaccio tritato per mantenerle fresche. 

CimaNorma, una favola ticinese che non smette di incantare

Tutto è iniziato accanto a una cascata, la cui acqua, gettandosi dalla montagna, produceva energia. Era l’inizio del XX secolo, e tra Torre e Dangio, in Valle di Blenio, Canton Ticino, sorgeva una fabbrica di birra.

I tempi erano difficili, in Valle di Blenio. La terra poco generosa non dava sufficienti frutti per sopravvivere in modo degno, e molti bleniesi erano costretti a migrare. Tra loro, i fratelli Cima

La fabrique du chocolat Cima

Giunti a Nizza, scoprirono con sorpresa di una nuova moda, il cioccolato. Lo volevano tutti, e ciò che tutti vogliono, spesso, porta buoni frutti. Cominciarono a produrlo e si fecero esperti nell’arte della cioccolateria. Poi, nel 1903, con le tasche piene di soldi, tornarono nella loro terra natale decisi a commerciare il cioccolato Cima.

Così fecero, ma la fortuna non gli sorrise a lungo. Appena 5 anni dopo, nella notte tra il 28 e il 29 agosto, il fiume Soja esondò. La fabbrica venne quasi completamente distrutta.

L’inizio (sfortunato) di CimaNorma

Fu un altro rimpatrio ad aiutarli: Giuseppe Pagani era diventato ricco a Londra come proprietario di un ristorante e aveva buoni rapporti con l’Associazione svizzera dei consumatori, ora conosciuta come Coop. Pagani li conquistò come clienti e comprò Norma, una seconda fabbrica a Zurigo, per soddisfare gli obblighi di consegna. Nasce la fabbrica CimaNorma.

Nel 1915, però, un’altra disgrazia colpì la nascente impresa. CimaNorma fu vittima di un devastante incendio.

Gli anni d’oro di CimaNorma

Ma dopo la discesa, si sa, c’è la risalita, ed è così che, dopo questi eventi sfortunati, ebbe inizio un periodo di fioritura e crescita.

Nel 1920, la CimaNorma dava lavoro a quasi 500 persone nella Valle di Blenio. Negli anni ’50 il villaggio di Dangio-Torre era addirittura più ricco della città di Lugano.

La CimaNorma influenzò profondamente la vita dei suoi lavoratori e dei cittadini della Valle di Blenio attraverso la creazione di un villaggio del cioccolato. Fornì agli operai maschi delle case, alle operaie un ostello, dove le suore insegnavano loro l’economia domestica e le buone maniere, e gli impiegati avevano la loro piccola chiesa.

Il 1968, l’Annus horribilis

Ma poi, di nuovo, la caduta. Nella notte. Perché l’Associazione svizzera dei consumatori mise fine alla collaborazione. Tutto finì in fretta: Nel 1968 la ditta di cioccolato Cima Norma chiuse i battenti e tutti furono licenziati. La Valle di Blenio non si riprese per molto tempo.

Tuttavia, come dice lo stemma della fabbrica: Adversa Coronant; nonostante le avversità, CimaNorma persiste fino ad oggi.

La svolta e il sogno di CimaNorma

Tra il 2001 e il 2009, l’architetto Marino Venturini realizza dei loft all’interno degli spazi della fabbrica. Qualche anno più tardi, timidamente, parte una nuova era, spunta la fondazione “La fabbrica del Cioccolato”, che dà nuova vita all’ex complesso industriale di Torre-Dangio trasformandolo in un laboratorio dinamico che ospita produzioni culturali e artistiche da tutto il mondo. 

Nel 2017 Venturini, diventato nel frattempo proprietario dell’edificio, rilancia il marchio CimaNorma Collection, con un’edizione limitata.

Ma la vera svolta si ha nel 2019, quando l’imprenditore Abouzar Rahmani acquista e rilancia in tutto e per tutto CimaNorma.

L’eredità continua…

Oggi, la vecchia fabbrica ormai diventata un museo, non ospita più la produzione vera e propria del cioccolato, eppure resta il simbolo di un’era di sogno e di grande lavoro che palpita ancora nel cuore di tanti bleniesi.

Nel frattempo, la produzione si è spostata a Rancate, dove la Domani Food SA produce il cioccolato nel suo moderno stabilimento, realizzato dal seme alla tavoletta in Svizzera, con i migliori ingredienti biologici di origine sostenibile. 

In linea con il rispetto e la fiducia nella tradizione tipici di CimaNorma, la Domani Food ha ridato vita al cioccolato della Valle di Blenio guardando alle richieste dei consumatori moderni e promuovendo un approccio equilibrato verso la nutrizione.

Una nuova vita per CimaNorma e un nuovo sogno per il cioccolato made in Ticino…

Fresco, dissetante e profumato. È il cocktail Geppetto!

Si sa, nelle torride giornata estive, che cominciano ormai ad affollare le nostre ultime settimane, non vi è nulla di meglio che ritirarsi in una verdeggiante baita di montagna, tra la brezza che scende lieve dai picchi e lo scampanellare lontano di qualche capra.

Non sempre, però, tutto ciò è possibile, e spesso ci si ritrova a boccheggiare in torridi pomeriggi circondati da smog e cemento.

Eppure, non tutto è perduto. Con un semplice gesto è possibile riportare l’armonia e la freschezza ovunque ci si ritrovi… basta avere qualche ingrediente a disposizione!

E così, da bravi alchimisti quali siamo, metteremo insieme un filtro magico fatto di profumi freschi e aroma stuzzicanti, un cocktail rinfrescante e rigenerante come pochi – il cocktail Geppetto.

Merito di questa sinfonia di aroma è sicuramente il suo ingrediente principale – la grappa di uva americana Lacrima Vitis del nostro produttore Tamborini. Equilibrata, aromatica e genuina, possiede un sapore intenso e persistente, perfetto per essere accostato al sapore dolce-amaro del pompelmo.

Il cocktail Geppetto – che prende il nome, com’è naturale, proprio dalla grappa – non avrebbe lo stesso mordente senza la nota finale di assenzio. Intendiamoci, è una nota, una lieve dissonanza che percepiremo soprattutto sul finire. Ma è importantissima, e quindi meglio non sprecarla con assenzi non adatti.

Quello che vi consigliamo noi è l’aromaticissimo Assenzio Mogador di Larusée, maturato per 18 mesi in botti di rovere usate in precedenza per un assemblaggio di Syrah-Mourvedre-Cabernet proveniente dai celebri produttori del Castello D’estoublon nelle vallate della Provenza.

Un’alchimia di aroma unica nel suo genere che, siamo sicuri, renderà più fresco e leggero i vostri caldi pomeriggi estivi.

Ingredienti per il vostro cocktail Geppetto

4 cl di grappa Lacrima Vitis
7 cl di succo di pompelmo rosa
2 rametti di rosmarino
2 cl di sciroppo di zucchero
ghiaccio
2 gocce di assenzio Mogador


Preparazione del cocktail Geppetto

  • Spremete il succo di 1 pompelmo rosa e filtrate il succo.
  • Mettete del ghiaccio nel vostro shaker.
  • Aggiungete il succo di pompelmo, l’assenzio e lo sciroppo di zucchero.
  • Versate la grappa.
  • Agitate con vigore per 20 secondi. Non abbiate paura, con questo caldo potete agitare per qualche secondo in più per allungare il drink. Deve essere un aperitivo leggero, non una bomba alcolica.
  • Mettete del ghiaccio in un bicchiere.
  • Versate il cocktail, filtrando con lo strainer.
  • Servite il cocktail Geppetto e godetevi l’estate.

Una torta al cioccolato… per tutti!

È una ricetta semplice ma davvero sempre efficace quella che vi proponiamo oggi. Si tratta di una torta al cioccolato di quelle morbidissime, adatte per la colazione ma anche per una gustosa merenda, che piacciono tanto agli adulti quanto ai più piccini.

Ingrediente che fa la differenza in questo caso è la Farina di riso Artemide del nostro produttore Riso Buono. In grado di dare un sapore delicato inconfondibile, rende la nostra torta al cioccolato adatta a tutti, anche ai celiaci.

Prodotta a partire unicamente da riso prodotto nell’azienda di Riso Buono, la farina di riso Artemide non è solo buonissima, è anche decisamente più sana delle farine raffinate solitamente utilizzate per preparare questo genere di torte. 

Il procedimento utilizzato da Riso Buono, che utilizza una macinazione lenta delle rotture del riso integrale lavorato, consente infatti di conservare le caratteristiche e i valori nutrizionali del Riso Buono Artemide. La Farina di Riso Buono è un prodotto privo di glutine, di alta digeribilità, elevato valore nutritivo e contiene pochi grassi. Rispetto alla altre farine di riso quella di Riso Buono Artemide è particolarmente ricca di antiossidanti, vitamine e minerali.

Insomma, bella, buona e sana. Non resta che assaggiarla!

Ingredienti 
  • 200 grammi Farina di riso Artemide
  • 3 uova (medie)
  • 125 grammi Zucchero
  • 50 grammi Burro (a temperatura ambiente)
  • 100 ml Latte
  • 100 grammi Cioccolato fondente (+ 1 cucchiaio di olio di semi)
  • 50 grammi Cacao amaro in polvere
  • 1 bustina Lievito in polvere per dolci
  • 1 Pizzico Sale
  • Zucchero a velo (per spolverizzare)
Preparazione della vostra torta di cioccolato con farina di riso

Per preparare la Torta con farina di riso al cioccolato per prima cosa fate a pezzetti il burro a temperatura ambiente e lavoratelo con uno sbattitore elettrico insieme allo zucchero semolato.

Quindi incorporate le uova, uno alla volta e continuate a mescolare.

Successivamente aggiungete la farina di riso e il cacao setacciati, unite il latte a filo e continuate a mescolare.

Nel frattempo fate fondere il cioccolato fondente a bagnomaria con 1 cucchiaio di olio di semi e aggiungetelo al composto.

Per ultimo unite il lievito in polvere per dolci e amalgamate con la spatola (non utilizzare le fruste elettriche).

Adesso foderate con della carta da forno una tortiera di diametro 22 cm (oppure imburratela) e versate il composto, livellando con la spatola.

Infornate a 180° C modalità ventilata per circa 25-30 minuti.

Fate sempre la prova stecchino per verificare la cottura ed evitare che il dolce rimanga crudo o si secchi eccessivamente.

Infine sfornate e servite la torta tiepida spolverizzata di zucchero a velo.

Aceto di frutta, come usarlo e perché

Con l’arrivo del caldo è difficile trovare un piatto migliore di una bella insalatona con verdure e frutta di stagione. Fresca e nutriente, è allo stesso tempo sana e incontra il gusto di quasi tutti.

Per rendere le vostre insalate ancora più gustose, oggi vogliamo parlarvi dell’aceto di frutta. Ebbene sì, di frutta, perché al contrario di ciò che molti pensano, non esistono solo gli aceti di vino o di mela, bensì una quantità di coloratissimi e saporitissimi aceti che vi sorprenderanno.

In effetti, esistono tanti aceti quante sono le varietà di frutta, e la loro presenza in cucina rende fantasioso e originale ogni piatto. Sì, perché se l’aceto di frutta è un ottimo sposo dell’insalata, si abbina altrettanto volentieri con carni, pesce, addirittura dessert. Ma andiamo con ordine. 

Che cos’è l’aceto di frutta?

Come tutti gli aceti, anche quello di frutta è ottenuto grazie all’azione di batteri Gram-negativi del genere Acetobacter, che, in presenza di aria e acqua, ossidano l’etanolo contenuto nel vino, nel sidro e, appunto, nella frutta, trasformandolo in acido acetico.

Aceto di fragole, di albicocche, di pere, di lampone… il risultato è un liquido acidulo con vaghi richiami del frutto da cui è stato prodotto.

Come usare l’aceto di frutta

Ricchissimi di antiossidanti, gli aceti di frutta aiutano a rafforzare le difese immunitarie e hanno un effetto alcalinizzante e disintossicante, tanto che possono essere utilizzati per depurare l’organismo.

Ottimi per le insalate, per creare deliziose marinature e per condire una macedonia, si prestano anche come aromatizzanti dell’acqua. Una moda che arriva dall’America, infatti, li vede utilizzati nella creazione di bevande gustose e dissetanti. Basta aggiungere un po’ di aceto ad una brocca di acqua ghiacciata per ottenere una bevanda disintossicante, che aiuta la digestione e combatte la stipsi.

Aceto di mela, come usarlo e proprietà

Particolarmente ricco di sali minerali, è il più conosciuto, e non a caso. Possiede infatti una lunga serie di proprietà benefiche, tra cui quella antiossidante e di riequilibrante della flora batterica, ed è un ottimo alleato della linea in quanto aiuta a percepire il senso di sazietà.

Il nostro produttore Moulin de Severy produce un aceto di polpa di mele gustosissimo, ideale per insalate di campagna ma anche per sfumare il pesce dei nostri fiumi. Si sposa bene anche con la cucina agrodolce e vari piatti di mele.

L’aceto di pere Williams, per chi ama l’Oriente

Un ingrediente irrinunciabile per chi ama la cucina orientare è l’aceto di Pere Williams del nostro produttore Moulin de Severy. Esaltando i sapori complessi dei piatti asiatici, dona anche un tocco fruttato alle insalate.

Inoltre, è utile per chi soffre di cistiti in quanto può modificare il pH delle vie urinarie, rendendo più difficile la vita a virus e batteri.

Aceto di lamponi, alleato di carni, pesci… e gambe stanche

Se soffri di problemi alla microcircolazione, l’aceto di lamponi potrebbe essere un ottimo rimedio naturale. Come tutti i frutti rossi, anche il lampone è un ottimo antiossidante, perfetto per prevenire quei fastidiosi problemi come pizzicore, mani e piedi sempre freddi.

In cucina, l’aceto di lamponi è invece ottimo per donare un pizzico di fruttato a un’insalata di mare o una marinata di pesce o carne rossa.

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