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Il misticismo del Sambuco, da oggi reperibile… anche da vivi!

La pianta di Sambuco ha ispirato leggende che affondano le loro radici nei tempi più antichi. I suoi fiori bianchi, dalle moltissime proprietà, fanno la loro comparsa lungo tutto il territorio alpino e prealpino durante le passeggiate di primavera, e i suoi frutti scuri vengono utilizzati per produrre deliziose bevande. Ma un tempo la sua produzione era riservata ai riti funerari.

Se c’è una pianta che naturalmente emana un’aura di sacralità attorno a sé, quella è il Sambuco. Si possono incontrare i suoi fiorellini bianchi, innocenti, durante una passeggiata primaverile lungo un corso d’acqua che mormora scendendo a valle. Con la sua chioma larga, voluminosa, il suo legno liscio e leggero, e quella bacca nera e lucente dal gambo purpureo, il Sambuco rapisce la nostra fantasia, ci porta ai tempi antichi in cui la natura era tutt’uno con l’uomo, il quale per essa nutriva un profondo, sacrale, rispetto. Tempi in cui l’albero del Sambuco, tra i tanti che ispiravano superstizioni terribili, mostrava invece il suo volto gentile ai passanti che credevano, come noi in una giornata di primavera, nella vivida testimonianza che dell’immaterialità della vita la bellezza della natura ci offre.

Il Sambuco, “albero gentile”

Il Sambuco ha ispirato una tale quantità di leggende e credenze popolari che sarebbe impossibile descriverle tutte in poche righe. Aveva comunque nomea di albero gentile, amico degli uomini e degli animali. Era piantato come augurio per la fertilità, mai maltrattato in quanto protettore dagli spiriti maligni, utilizzato nei riti funerari cristiani come viatico per l’aldilà. Il gioco del flauto, tanto antico quanto povero, voleva che si svuotasse il suo legno dal midollo, sostituendolo poi con un ramo poco più lungo e una pallina di canapa, ricavandone un flauto il cui suono vanificava i sortilegi, proprio come succede nel Flauto magico di Mozart. 

La leggenda di Frau Holda

Amante dei terreni lacustri, nella tradizione germanica ha dato vita alla leggenda di Frau Holda, una bellissima donna dai capelli d’oro protettrice del parto, degli animali domestici e dell’inverno, uno spirito benigno che fa la sua comparsa presso le sorgenti, i laghi e i corsi d’acqua cristallini che costellano il territorio alpino e prealpino. Ancora oggi, in qualche paesino germanofono in cui i nonni raccontano le loro storie ai nipoti, alla vista dei fiocchi di neve che scendono lenti dal cielo, qualcuno esclama “Frau Holle sta facendo il letto!”.

Un piacere anche… “terreno”

Storie, queste, che fanno del Sambuco uno dei testimoni più affascinanti della tradizione alpina e non solo. Ma di questo albero gentile esiste un utilizzo che è sopravvissuto quasi intatto fino ai giorni nostri. Qualche anno fa alcuni scavi archeologici situati tra l’Italia settentrionale e la Svizzera hanno infatti riportato alla luce grandi quantità di semi di Sambuco risalenti all’età del Rame, i quali, secondo gli esperti, venivano utilizzati per produrre forti bevande fermentate. Il loro consumo, però, pare non fosse riservato ai vivi. Esse venivano infatti deposte accanto al defunto, il cui passaggio all’aldilà doveva essere reso più “gradevole” proprio dal consumo della bevanda. 

Sopravvissuto fino ai giorni nostri, ritroviamo tutto il misticismo del Sambuco nel suadente colore di Violet, il liquore della cantina Boldini ottenuto dalla sapiente macerazione in grappa dei frutti maturi di Sambuco 100% grigionese. Un’esperienza sensoriale che, grazie al cielo e alla cantina Boldini, si può vivere senza bisogno di passare a miglior vita…

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